giovedì 29 maggio 2008

Micia è la gatta che abbiamo in casa. Ieri non si è presentata per tutto il giorno, non ha mangiato e nessuno del vicinato l'ha vista. E' dal '95 che ce l'abbiamo e da quello che ricordo solo un'altra volta non era venuta per mangiare, un tragico giorno che difficilmente dimenticherò. Era una calda sera d'estate (forse, non lo so, mi serviva per iniziare il racconto, ma cmq era sera), suona il citofono, è il vicino di casa che mi fa: "scusa il disturbo ma devi venire a vedere una cosa, perché non sono sicuro, hanno investito un gatto sulla stradina del condominio e penso che sia Micia". In quell'istante mi è venuta la pelle d'oca. A casa non c'era nessuno, i miei genitori a casa di mia zia per una cena, mia sorella in un pub con degli amici. Esco e raggiungo il luogo del delitto. Rimango folgorato, la guardo e la riguardo, li sdraiata sull'asfalto sporco con la testa di traverso. E' lei, non ci sono dubbi, il colore, la macchietta sotto il collo. E in quell'istante, preso dallo sconforto e non sapendo cosa fare ho preso una grande busta, con i piedi l'ho spinta all'interno e poi l'ho buttata nel cassonetto.
Tornato in casa ho iniziato a chiamare tutti. Mia madre e mia sorella. Fatto sta che in mezzora sono tornati tutti, tristi e ancora increduli per l'accaduto.

Il giorno dopo, alle 8 di mattina, sento mio padre che strilla a squarciagola: "micia... micia... micia è qui!" (tipo Raffaella Carrà a Carramba che sorpresa) "E' vivaaaaaaaaaaa".
Quel gatto morto spiaccicato sull'asfalto era di qualcun'altro.

Che figura di merda, ho rovinato la serata ai miei, ai mie zii, a mia sorella. E poi al padrone di quel gatto, che non saprà mai come sono andati realmente i fatti.

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